Tra cuore e immagine

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Incontro con l’artista della fotografia Antonella Colangeli

La fotografia è un’arte che oggi sembra alla portata di tutti, ce ne parla Antonella Colangeli.

Dal punto di vista etimologico, “fotografia” significa scrivere con la luce.

E la conoscenza dei tagli, delle inquadrature, del sistema fotografico nel suo insieme, assieme alla sensibilità particolare che alcune persone hanno, distinguono la fotografia dilettantistica dalla fotografia d’arte.

Antonella Colangeli, la fotografa di Antrodoco

Antonella Colangeli è una giovane artista di Antrodoco, bellissimo borgo in provincia di Rieti, che fin da bambina si è interessata al mondo dell’arte e che ha trovato nel linguaggio fotografico il suo mezzo espressivo d’elezione.

La sua è una fotografia “tra cuore e immagine” nella quale è centrale la capacità di saper osservare e sapersi emozionare. Negli ultimi anni si è specializzata nella fotografia di dettagli, che permette di vedere con occhi diversi, attraverso un raffinato bianco e nero, la natura e gli oggetti della quotidianità. Nel 2022 ha conseguito il premio Giuria Popolare nell’ambito del concorso San Valentino Arte.

La ho incontrata in occasione dell’inaugurazione del Festival San Valentino Arte 2024 a Terni per capire meglio il suo approccio all’arte e alla fotografia.

Antonella Colangeli come ti sei avvicinata all’arte della fotografia? Sei autodidatta o hai seguito una formazione specifica?

Non saprei spiegarti di preciso quando è nata la mia passione per la fotografia; sono certa di aver sempre avuto questa propensione nascosta sin da bambina, ma poi è si è rivelata più chiaramente con il passare del tempo.

In casa abbiamo sempre avuto una macchina fotografica a portata di mano tra genitori e familiari vari, ma non ne ero poi così tanto attratta, piuttosto preferivo osservare una pittura, una scultura, un’architettura o altri tipi di opere d’arte.

Questo mi ha portato a frequentare l’Istituto Statale d’Arte di Rieti, uscendone a buoni voti.

Il mio legame con la fotografia si è accentuato sicuramente dopo la scomparsa di mia madre, quando necessariamente dovevo trovare uno sfogo per il mio dialogo interiore. Una continua ricerca di qualcosa che placasse le mie insicurezze, ed è proprio da qui che, aiutata da un’amicizia molto importante, ho iniziato il mio percorso verso il “dialogo con la fotografia”, E non ho più smesso! tutto sempre da autodidatta, tra libri e chiacchierate informali.

Non mi piace la classificazione delle persone e degli artisti, non mi definisco “una fotografa” ma piuttosto mi piace pensarmi come “osservatrice di tutto ciò che mi circonda, dai paesaggi fino ai dettagli che in un modo o nell’altro mi donano un’energia tale da far sorridere la mia anima!”

La “Semplicità” in fotografia

“Semplicità” è una delle parole-chiave della tua arte fotografica e il “brand” della tua pagina Instagram @semplicementoanto. Ci potresti spiegare in quale modo il concetto di “semplicità” caratterizza la tua fotografia e raccontarci la tua “concezione di fotografia”

La parola “Semplicità “è proprio la parola chiave della mia filosofia e del mio essere.

Semplicità fuori dai troppi fronzoli della Società odierna, e ce ne sono davvero troppe in questo nostro secolo.

Un’idea della vita fuori dalle continue congetture di mercato; fuori da Brand e marketing o da qualsiasi altra commercializzazione.

Semplicità è l’idea che mi rappresenta come persona, una donna a cui piace stare dietro una macchina fotografica piuttosto che essere ripresa da essa.

Ed è proprio per questo che il mio profilo Instagram si chiama “SemplicementeAnto”

Nella fotografia, o almeno nel mio stile fotografico, la “semplicità” è quindi la parola chiave: osservare tutto ciò che ci circonda e trovare anche nelle più piccole cose la bellezza che nutre il cuore e l’animo.

Una fotografia, secondo me dovrebbe essere il più possibile povera di artefatti “artificiali”.

Come ho detto in precedenza per me la fotografia è una vera e propria arte di saper osservare e sapersi emozionare; infatti, sono sempre alla ricerca di ciò che colpisce prima il mio animo e poi i miei occhi.

Quali sono i soggetti e gli stili prevalenti nella tua ricerca fotografica? Ci sono autori o autrici che pensi abbiano influenzato il tuo modo di fotografare?

I miei primi scatti sono stati da subito mirati e situazioni classiche, quali albe e tramonti, perché mi davano modo di fuggire da una quotidianità che mi andava stretta. La prevalenza del colore, piuttosto che di forme ben definite è stato un mio primo step di questo continuo studio.

Poi sono passata ai viaggi, anche in solitaria verso mete quasi fuori dal comune, ma che comunque avevano un grandissimo legame con la fotografia e mi davano modo di scoprire nuove forme di comunicazione e soprattutto soddisfavano la mia continua sete di libertà.

Oggi invece sono passata alla fase della fotografia dei dettagli, del bianco e nero, a una fotografia d’istinto. Fotografo in bianco e nero, e tutto ciò che privato del proprio colore originale, è come visto in un’altra luce, e mi riesce a regalare emozione e stupore. Saper osservare come la natura sia così perfetta.

Questo percorso lo porto avanti da un po’ e lo ritrovo in tantissimi miei scatti dove anche il più piccolo fiore, come una margherita o una rosa, riescono a regalarci, con le loro geometrie perfette, una sensazione di perfezione, serenità e armonia.

Più che autori o autrici classici o del passato posso dire che proprio il rapporto umano e lo scambio di opinioni con diversi artisti del territorio e non, ed anche i viaggi, hanno fatto notevolmente crescere la mia visuale del mondo e non solo in senso fotografico, ma anche di rapporto umano e apertura di idee.

Con i programmi attuali è possibile “ibridare” la fotografia con la digital art, intervenendo in maniera significativa con la post-produzione. Qual è il tuo punto di vista in merito?

Beh, ovviamente si, questo oggi è possibile.

Partiamo dal presupposto che io non sono così propensa ad utilizzare io stessa programmi di post-produzione, io cerco sempre di scattare una fotografia che in camera risulta il più possibile vicina alla realtà che io sto osservando.

Ovviamente la tecnologia va avanti, i corpi macchina migliorano, la pellicola è stata sostituita dai sensori, i computer sono diventati sempre più potenti e con il tempo siamo anche arrivati a proporre fotografie dando solo dei comandi vocali ad una macchina, o addirittura ad immaginare senza parlare, ma vuoi mettere l’emozione di vedere una propria fotografia svilupparsi con un processo chimico? Uscire come per magia stampata su una pellicola?

Non sono contraria allo sviluppo della tecnologia, ma dovremo comunque assaporare anche il minimo dell’emozione per creare una fotografia! Poi indubbiamente ognuno fa delle sue capacità intellettuali e tecnologiche il suo percorso.

Io prediligo più l’aspetto emozionale, creando con le mie capacità una “fotografia” piuttosto che con gli artefatti moderni, che sono bellissimi, non lo metto in dubbio, ma non sono per me.

Ed ecco qui che ricade il senso della mia fotografia, tra cuore ed immagine.

Quali sono state sino ad ora le occasioni di esporre le tue immagini in mostre personali, collettive o concorsi? E quali sono i tuoi progetti artistici per il futuro prossimo?

Il primo vero progetto fotografico che ho realizzato è stato “Osserva con gli occhi di un Tamburino” per la “Compagnia Tamburi di Antrodoco”; una serie di scatti di angoli caratteristici del mio paese (Antrodoco provincia di Rieti) in cui il Tamburino trova la sua reale dimensione. Una sorta di invito per l’osservatore a guardarsi intorno mentre cammina nelle vie del paese, e riuscire a scovare tutti i dettagli che solitamente ci perdiamo.

Per quanto riguarda i concorsi, sono alla terza partecipazione consecutiva del “San Valentino Arte” nella Città di Terni e devo dire che è un’iniziativa in cui tutti i tipi di Arte dialogano alla perfezione tra di loro. Nel 2022 ho partecipato con l’opera “Dal profondo”, fotografia digitale stampata su tela canvas di dimensioni 50×70 cm; l’anno successivo, per San Valentino Arte 2023, ho presentato invece per la prima volta uno scatto a cui sono molto affezionata, Balance, fotografia realizzata sempre su tela canvas di dimensioni 70x50cm, in cui ritraggo una giovane donna vestita in abiti da sposa intenta nel suo più intimo dialogo con la Musica.

Altri concorsi a cui ho partecipato: nel 2021 “Photo Contest Torreorsina”, ottenendo un ottimo risultato con lo scatto “Piccole Leve”; sempre nel 2023 ho preso parte a due esposizioni, entrambi molto importanti per il territorio: uno indetto dall’Associazione Locomotiva di Rieti su tema “Arte a Cavallo”; e l’altra “Papigno. Volti, scorci e colori” indetto dall’Associazione “il Castello di Papigno O.D.V.”

Ho preso parte a diverse Collettive come, per esempio, l’iniziativa del CavourArt “Cantiere di voci urbane. Prove di trasmissione”. Un evento che ha portato nel centro storico di Terni un tripudio di colori ed emozioni; vetrine, palazzi storici, gallerie, case private e tutto il centro storico è stato preso d’assalto da più di 80 artisti.

Per me è stata la prima e vera lunga esposizione in cui ho presentato una serie di quattro scatti, facenti parte di un progetto più ampio, dal titolo “Semplicità come Vita”. Quattro scatti esposti presso i locali di “Holy Food. Genuino market”, di Via Angeloni 57 Terni, in cui il mio scopo è stato proprio quello di invitare gli osservatori a studiare bene gli scatti, rispondendo a semplici domande.

Semplicità come vita è stata esposta dal 22 settembre 2022, data di inaugurazione del CavouArt, al 2 novembre 2023.

Devo dire che ho ottenuto delle risposte a volte bizzarre e solo in pochi sono riusciti a captare che le immagini sono state ottenute con un gioco di specchi e riflessi. È stata una bellissima esperienza che mi ha allargato orizzonti e soprattutto che mi ha donato nuovi input per i successivi progetti fotografici.

Per i programmi futuri, posso dire che necessariamente sto lavorando a nuovi progetti, cercando di variare anche con i soggetti, e in particolare ho iniziato un percorso di studio della Fotografia proposto dalla Neo associazione “Utopia A.P.S.” di Rieti.

“Metamorfosi” come paesaggio di trasformazione

Quest’anno una tua opera è stata esposta presso la Collettiva di San Valentino Arte 2024 dedicata al tema della “Metamorfosi” come omaggio a Franz Kafka.

Ci puoi spiegare come hai interpretato il tema del concorso?

Devo ammettere che questo tema mi ha messo abbastanza a dura prova rispetto alle precedenti edizioni a cui ho partecipato.

Mi sono soffermata sull’etimologia parola “Metamorfosi”.

“Metamorfosi” inteso come passaggio, trasformazione, mutamento di forma, di stati d’animo, di emozioni ma anche di sensazioni che siano essi umani, animali e spirituali.

Ho presentato una fotografia digitale stampata su pannello Dibond, di dimensioni 40x30cm. Il suo titolo è “Meta- Morfosi in fiore”.

“Meta-Morfosi” inteso proprio come passaggio di forma, un guardare oltre la forma stessa. Forma che nel mio caso è rappresentata da una Rosa fortemente legata allo stadio finale di una persona. Ed ecco che ricade nuovamente il mio concetto di “semplicità” ed il forte legame tra Natura e Uomo: “Rosa come Fiore, ma anche Rosa come persona.”

Una rosa rappresentata in bianco e nero nel suo stadio finale, spogliata di tutti i suoi colori, ma perfettamente comprensibili, messa in contrasto con lo sfondo del suo sfocato essere Bocciolo di Rosa.

Da qui emerge la mia concezione del “passaggio di forma”.

Ho scelto la rappresentazione della rosa, in quanto lo ritengo un simbolo davvero complesso che racchiude in sé il significato molto profondo della trasformazione e della rinascita, basti pensare alla mitologia greca e romana con il culto della Dea Afrodite/Venere e Adone, ma anche i riti religiosi e celtici per la commemorazione dei defunti, i riti in onore di Santa Rosalia o il Calendimaggio, per arrivare poi ai giorni nostri con le fiabe de “La Bella e la Bestia” o “Il Piccolo Principe”. Quindi ho provato a proporre un paragone, e volte enigmatico tra la natura e l’uomo.

Antrodoco e il suo paesaggio

Il territorio dove vivi, nel quale il rapporto con la natura e il paesaggio è ancora di “prossimità” rispetto alle medie e grandi città, secondo te ha inciso sul tuo stile fotografico?

Beh, sì! Diciamo che qui da noi il rapporto tra natura e paesaggio è molto ben sentito.

Considera che vivo in un paese, Antrodoco, provincia di Rieti, proprio alle pendici delle Gole del Velino, circondato da vette come Monte Giano e Monte Nuria.

La prima immagine che vedo al mattino dalla mia finestra sono proprio il verde delle montagne e quindi, fin da piccola, queste immagini hanno suscitato delle emozioni che cerco di riportare nelle mie foto.

Da qui anche il legame, come dicevo prima con la “semplicità”, inteso proprio come stile di vita.

✍🏻 Andrea Macciò