“Le ragazze del Bauhaus e il caso Margarete Heymann”: la mostra che racconta la straordinaria stagione della creatività femminile nella Germania della Repubblica di Weimar
Gli anni Venti, quella della “Repubblica di Weimar” hanno rappresentato una fase breve, ma straordinariamente intensa e oggi quasi rimossa, di liberazione femminile e sociale, di energie creative e artistiche delle quali le donne furono tra le principali protagoniste.
“Le ragazze del Bauhaus” è una suggestiva mostra che racconta con oltre 150 opere (ceramiche, metalli, tessuti, tappeti, litografie, disegni, fotografie) la storia ancora troppo poco conosciuta di ragazze e donne che furono artiste, designer, direttrici di fabbriche, imprenditrici nel periodo della Repubblica di Weimar.
La mostra è molto interessante perché fotografa un periodo dimenticato della storia, oscurato dagli orrori del nazismo che lo seguirono. In Germania gli anni Venti, superati i traumi della Grande Guerra e della ricostruzione, furono un periodo di grandissimo fervore sociale e culturale.
Con la riduzione dell’orario di lavoro e le ferie, il “tempo libero” divenne appannaggio di tutta la popolazione e non solo delle classi più agiate, e si diffuse la cultura di massa tramite cinema, radio, dischi, mostre d’arte, intrattenimento. Nella prima parte del Novecento, con il movimento del “liberty” caddero anche i confini tra “arte pura” e “arti applicate”.
Il decennio di Weimar è stato caratterizzato dalla prima grande spinta alla libertà, all’emancipazione e all’empowerment femminile del Novecento. La nuova costituzione sanciva il diritto di voto delle donne, i diritti relativi alla maternità e all’uguaglianza giuridica all’interno del matrimonio, il divieto di discriminazione sul lavoro.
Dal punto di vista estetico la liberazione femminile degli anni Venti si manifestò con una nuova immagine, di donna androgina nell’outfit, libera nei comportamenti e nelle relazioni interpersonali, vestita alla “garçonnière” o con gonne corte e vestiti leggeri.
Negli anni Venti le donne, che prima della guerra non potevano neppure recarsi in un locale pubblico senza essere accompagnate dal marito, divennero imprenditrici, designer, artiste e molte assunsero ruoli pubblici e politici.

L’allestimento della mostra “Le ragazze del Bauhaus e il caso di Margarete Heymann”
La scuola d’arte del Bauhaus, la prima ad aprire alle ragazze
“Le ragazze del Bauhaus” è una mostra che parla della scuola d’arte fondata da Walter Gropius; la prima scuola d’arte ad aprire alle ragazze, dalle quali ricevette più domande di partecipazione rispetto agli uomini. Inizialmente alle donne fu impedito di accedere ai corsi più importanti come incisione, pittura, design industriale, e furono ammesse solo a tessitura, ceramica e rilegatura di libri.
Dal 1923 la situazione migliorò e le ragazze iniziarono sotto la direzione di Laszlo Nagy a frequentare tutti i corsi, anche se permanevano alcune limitazioni e difficoltà.
La mostra fotografa questo straordinario momento di liberazione dell’energia creativa femminile e le artiste che ne furono protagoniste: Margarete Heymann, Marianne Brandt, Gunta Stolz, Marianne Brandt, Gertrud Arndt, Lena Meyer-Bergner, Marguerite Friedlander, Alma Buscher, Eva Striker Zeisel, Anni Albers.
“Le Ragazze del Bauhaus” e la figura di Margarete Heymann
La figura principale sulla quale è incentrata la mostra è quella di Margarete Heymann, una delle prime donne iscritte alla Scuola d’Arte Bauhaus e tra le rappresentanti più significative di questo movimento artistico.
Dopo la morte del marito, vittima di un incidente stradale, Margarete Heymann portò coraggiosamente avanti l’importante azienda di produzione di ceramiche, la Haël Workshops for Artistic Ceramics, fondata nel 1923, mostrando la volontà di inserire il design e le linee Bauhaus nelle sue ceramiche che, all’epoca, erano considerati d’avanguardia.
L’artista, ebrea di nascita, finì assieme alla sua azienda nel mirino dei nazisti che bollarono le sue originali ceramiche come “arte degenerata” e la costrinsero alla vendita forzata dell’azienda.
La fabbrica, acquisita da Hedwig Bollagen, continuò a utilizzare i disegni e le idee di Margarete Heymann, che trovò rifugio a Londra senza però riuscire a riscuotere lo stesso successo e la sua arte cadde nel dimenticatoio per diversi anni.

Margarete Heymann
Le ragazze delle Bauhaus e il ruolo del Nazismo
A porre fine a questa straordinaria stagione di arte e libertà nel 1933 fu come è noto l’avvento del nazismo, che allontanò le donne dalla vita pubblica e le scoraggiò negli studi universitari e nell’attività artistica, tornando a imprigionarle in un ruolo esclusivamente familiare e casalingo.
Un processo regressivo che, sebbene in forme più lievi, è proseguito fino alla nuova ondata di liberazione femminile e sociale degli anni Settanta (che in parte è documentata dalla mostra “Psichedelia” prodotta dalla Cooperativa Macchine Celibi e curata da Carlo Terrosi come “Le ragazze del Bauhaus” attualmente in mostra a Perugia dopo il passaggio al Museo Caos nel 2022-2023).
Tra le altre figure di artiste, poco note al grande pubblico, ampiamente rappresentate tramite questa mostra, che dopo Terni si sposterà in altre sedi, Gunta Stolz, direttrice a partire dal 1927 del Laboratorio Tessile del Bauhaus: presente in mostra con opere significative, attiva dopo la guerra anche nella produzione artistica di arazzi, Marianne Brandt, specializzata nella lavorazione dell’argento, Alma Buscher con i suoi caratteristici giocattoli in legno, e molte altre.
Una mostra di grande interesse non solo per la qualità delle opere esposte, ma anche perché ci ricorda come la storia della liberazione femminile e sociale non segua un percorso lineare, ma abbia conosciuto momenti di grande energia creativa e libertaria alternati ad altri di pesante riflusso, dai quali non possiamo sentirci al riparo neanche oggi.
Se è vero che già dall’Ottocento il numero delle donne attive nel mondo dell’arte era in crescita, “le ragazze del Bauhaus” sono state “rivoluzionarie” per il loro impegno nel mondo del design e delle “arti applicate”.
La filosofia del Bauhaus, del movimento liberty e degli altri che si concentrarono sulle arti applicate era quello di abbattere i confini tra arte, design, industria, portando la bellezza anche negli oggetti di uso quotidiano e rendendola il più possibile alla portata di tutti.
La mostra di Terni si propone dunque di rendere omaggio a Margarete Heymann e ad altre grandi artiste dimenticate, e di ricostruire il ruolo della scuola d’arte del Bauhaus, prima scuola aperta alle donne, per l’emancipazione femminile e per l’affermazione artistica delle tante ragazze che la “presero d’assalto” desiderose di affermarsi nel mondo dell’arte e della creatività.

Anni Albers
La mostra “Le ragazze del Bauhaus – Il caso Margarete Neymann” rimarrà visitabile fino al 1° dicembre 2024.
Per informazioni e orari è possibile consultare il sito e le pagine social del Museo Caos o scrivere alla seguente mail info@caos.museum
✍🏻 Andrea Macciò
Scopri gli altri articoli della rivista 100 MAG

Opera di Margarete Heymann

Tessuto di Gunta Stolz
