Officine Tok è Un’isola che non c’è nel cuore della Lunigiana che parla di cultura e femminile
Officine Tok è un’attivissima realtà di cultura al femminile nata nel 2017 nel cuore della Lunigiana, nel comune di Fivizzano: una compagnia teatrale tutta al femminile, che cerca di coniugare la tradizione con l’impiego dei nuovi media.
La storia della nascita di Officine Tok merita di essere raccontata.
Nel 2017 Elisabetta Dini, regista e attrice originaria di Monzone, frazione di Fivizzano, laureata al Dams di Firenze dove abitava, decide di lasciare il capoluogo toscano e provare a portare la sua arte nella sua terra d’origine.
Se Cesare Pavese diceva che un paese ci vuole più che altro per il gusto di andarsene via (anche se poi avere un luogo dove tornare) Elisabetta ha deciso di provare a realizzare un sogno, quello di vivere di arte e teatro in un paese di 300 abitanti che le era rimasto nel cuore, e dove il teatro non era mai arrivato.
Dopo aver partecipato a una produzione molto importante per il teatro della Spezia, Elisabetta conosce Ines Cattabriga, scenografa multimediale della città ligure, e le due artiste decidono insieme di provare a realizzare il sogno di una compagnia teatrale autonoma.
La chiusura della sede locale di una banca nel paese di origine è per Elisabetta Dini il “segnale” giusto per portare avanti il suo sogno, portare il teatro e l’arte dal capoluogo toscano, dove apparentemente ci sono molte occasioni in più, alla sua terra d’origine, un luogo di confine tra Toscana, Liguria e Emilia-Romagna (è stato per alcuni periodi parte del Ducato di Modena).
Elisabetta decide di acquistare l’edificio e trasformarlo non solo in un teatro, ma in un centro culturale e artistico a 360 gradi.
Dal 2017 a oggi Officine Tok non si è limitato a realizzare solo produzioni teatrali (le ultime due, “Vicks” e “Figurine” sono in tournée in Liguria e Toscana anche questa estate), ma è diventato anche uno “spaccio culturale” con mostre, presentazioni di libri, produzione di documentaristica, corsi di cinema e teatro, corsi rivolti alle scuole. Tra gli eventi più consolidati, il Campus di cinema, che si sta svolgendo anche nel corso di questi mesi estivi. Lo spazio porta inoltre avanti collaborazioni con altri artisti e realtà culturali.

Elisabetta Dini
Il Festival di arte, musica e spettacolo “L’isola che non c’è”
Dal 2019 Officine Tok organizza un interessante Festival artistico nel cuore della Lunigiana, il nome scelto è altamente evocativo: L’isola che non c’è.
L’isola che non c’è, nella storia di Peter Pan, è un’isola fantastica che nel racconto devono raggiungere Peter e Wendy.
Nell’immaginario collettivo, oggi è un luogo utopico dedicato idealmente all’immaginazione e alla fantasia.
L’idea de“L’isola che non c’è”, un festival autofinanziato di arte, musica e spettacolo dal vivo, è strettamente legata al sogno di Elisabetta di andare in controtendenza rispetto a chi lavora nel teatro o nel cinema, cercando di portare l’arte e gli eventi culturali in una delle tante aree della provincia italiana bellissime ma appartate.
Prima della edizione inaugurale del Festival, nel 2019, Elisabetta e Ines hanno girato Il paese che non c’è, documentario che le ha portate a girare tutti i 94 borghi del comune di Fivizzano, alcuni piccolissimi, con solo 10 residenti.
Parlando con i loro abitanti, le due artiste hanno immaginato come far rinascere queste frazioni che lentamente si stavano spopolando, diventando dei fantasmi architettonici fino a scomparire.
Depositarie di una memoria antica, ma con una loro forza vitale che si sta esaurendo lentamente.
Un’Italia che è stata raccontata benissimo da Franco Arminio in “Vento forte tra Lacedonia e Candela” dove raccontava la realtà dei borghi tra Irpinia e Daunia che sembrano lentamente spopolarsi e morire.
Una realtà che riguarda quasi tutta la zona dell’Italia appenninica, lo spopolamento di questa montagna meno “turistica” rispetto a quella alpina ha riguardato per anni anche le valli dell’appennino ligure-piemontese, quelle fra Umbria e Marche e quelle fra Lazio, Abruzzo e Molise in particolare.
L’isola che non c’è è partita proprio con l’idea di adottare un borgo e dargli visibilità, creando un evento che potesse portare più persone possibili a conoscere la sua bellezza.
Nel frattempo, come ci ha raccontato Elisabetta, lei e Ines si sono inventate il “teatro a domicilio” spostandosi tra le frazioni più piccole e isolate del comune per portare gli spettacoli “a casa” degli abitanti di borghi composti anche da soli dieci abitanti.
Il “teatro in scatola” lo ha definito Elisabetta, che ha permesso di far conoscere le emozioni del teatro a persone che non lo avevano mai visto.
Che qualcuno, magari emigrato in una delle grandi città vicine, dopo aver visto come è possibile rivitalizzare questo borgo, decida di ritornare alla sua “Isola che non c’è”?
Le estati del 2020 e del 2021, nonostante tutte le difficoltà e le sofferenze che hanno portato per molte ragioni, hanno per alcuni versi rilanciato un turismo diverso da quello di massa che si sposta verso il mare o le grandi città, e oggi molte di queste aree sono rivitalizzate da nuovi eventi culturali estivi.
L’isola che non c’è è un contenitore di arte di tutti i tipi, e parla ai grandi e ai piccini: un festival teatrale per tutta la famiglia, nel quale è possibile spostarsi tra spettacoli teatrali all’aperto, mostre, l’area riservata alle creazioni degli artigiani della zona e gli stand gastronomici nei quali è possibile gustare la cucina lunigianese, molto particolare per la sua caratteristica di “cucina di confine” con prodotti sia liguri che toscani.
Come ci ha raccontato Elisabetta la prima edizione del 2019 è stata un grandissimo successo, che le ha spinte a renderlo un evento permanente.
Dopo le due estati delle restrizioni, nelle quali è stata realizzata solo una piccola rassegna di teatro all’aperto, con l’edizione 2022 il Festival è ritornato a prevedere tutti gli eventi del 2019, e quest’anno è previsto appunto l’ultimo weekend di luglio, tra il 26 e il 28 luglio 2024.
Un Festival a ingresso libero e completamente autofinanziato, a parte un piccolo contributo della regione Toscana.
Il programma completo è disponibile sulle pagine social di Officine Tok.
Tre serate di teatro, arte, cibo, musica e spettacolo con la possibilità di scoprire le bellezze naturali della Lunigiana. Nato in un periodo difficile per l’arte e il teatro, lo spazio Officine Tok è riuscito a superarlo grazie alla passione di Elisabetta e Ines.

Ines Cattabriga
Le produzioni teatrali di Officine Tok
Tra le produzioni di Officine Tok, la più recente è “Vicks” titolo che rimanda alla pomata “che fa respirare”.
Il monologo di una ragazza che mentre aspetta il treno che la sta riportando nel paese di origine, mette in scena un monologo interiore che è una perfetta fotografia di che cosa sia vivere in un borgo. Un lavoro dallo spunto autobiografico, nel quale molte persone che hanno lasciato il proprio paese per spostarsi nelle grandi città potranno riconoscersi.
Un’altra produzione che tratta temi sociali molto interessanti è “Figurine”.
Lo spettacolo racconta la storia di Luna, una ragazza che “ha un sogno in un cassetto, ma non sa quale sia”.
Luna è una femmina e in quanto tale deve sognare cose da femmina, glielo dicono tutti, alcuni hanno anche la ricetta per poter creare il sogno giusto, quello che ti calza perfettamente, lei ci prova e riprova ma nel suo viaggio di crescita le cose non andranno come tutti si aspettano, perché Luna ha un sogno tutto suo, ma spesso le parole per saper raccontare i propri sogni si scontrano con le aspettative di tutti coloro che la circondano.
Luna è sola, questo è l’aspetto sul quale ruota tutta la storia proponendo due livelli interpretativi: uno per il pubblico giovane che racconta della ricerca del sogno e uno per un pubblico più adulto che parla della necessità di mettersi in ascolto della nuova generazione.
Lo spettacolo ha una forte connotazione multimediale: i personaggi creati e poi animati nascono prima in un laboratorio artigiano e con i mesi si sono trasformati in personaggi digitali la cui voce è stata prestata da 5 attori differenti.
Lettere su Legno, produzione che è andata in scena nell’inverno 2024, è uno spettacolo che racconta la storia della Shoah senza alcuna retorica, la storia di due giovani amanti, Guido e Sara, una storia d’amore apparentemente comune, che viene “travolta” dalla macro-storia del paese nel quale abitano. Ispirato al format della docu-fiction, lo spettacolo è incentrato sulla corrispondenza epistolare tra i due protagonisti e arricchito da contributi video originali provenienti da archivi cinematografici.
Tra le novità degli ultimi due anni, il concorso per monologhi e corti teatrali “Alla fermata del treno”: 5 monologhi e 5 corti teatrali selezionati in vista della serata dell’8 agosto, a Monzone, nella quale due giurie, una “tecnica” e una popolare, premieranno i migliori tra gli spettacoli selezionati.
Nell’estate 2024 è tornata anche la rassegna “Teatro a Lucido” lungo l’omonimo fiume a Monzone (Ms) con tre appuntamenti: a luglio “Pesto e Paillettes” di e con Leonardo d’Angelo e “Cose sbagliate, ma dette con garbo” di e con Shara Guandalini, e ad agosto appunto la serata conclusiva del concorso teatrale.
Quella del “ritorno” di Elisabetta a Monzone e del sodalizio artistico con Ines Cattabriga che ha permesso di costruire questa bellissima realtà culturale è una storia che ci ha appassionato particolarmente.
Oggi che l’offerta culturale e turistica delle grandi città d’arte, appare spesso standardizzata, a volte per trovare creatività, idee e passione spesso bisogna muoversi e riscoprire quell’Italia di provincia della quale i media nazionali non parlano quasi mai, e nella quale invece possono nascere oggi le iniziative più appassionate e innovative come Officine Tok e il suo Festival, L’Isola che non c’è.

Elisabetta Dini in scena (Officine Tok)
✍🏻 Andrea Macciò
Per seguire le attività di Officine Tok clicca qui
