Iniziamo con questo articolo, un ciclo di interviste per avvicinarsi al tema delle donne che vivono l’esperienza del carcere, un mondo poco conosciuto ma decisamente importante.
Il primo incontro è con la Dott. ssa Sandra Vasé, intervistata nel suo studio a Savona.
Mi parla di lei e del suo percorso?
Sono una psicologa, psicoterapeuta delle patologie gravi e criminologa. Ho iniziato con i pazienti psichiatrici in quanto ho, da sempre, una propensione alle situazioni più gravi, che non trovano uno spazio di ascolto; un’ostinazione nel cercare un significato ed una comprensione di esse ed il desiderio di poter offrire nelle istituzioni uno spazio di cura della persona. Con questi obbiettivi in mente e l’esperienza con le psicosi, circa 25 anni fa, entro in un carcere femminile.
Chi sono queste donne? Quali sono i loro vissuti e le loro storie?
Intanto vorrei dire che il rapporto fra uomo e donna è di circa 10 a 1; la donna delinque meno e, generalmente, per crimini diversi. Spesso la donna è condannata per spaccio di droga (e tossicodipendente lei stessa) o sfruttamento della prostituzione (ed ex prostituta). Arrivano da un disagio sociale, che è il denominatore comune: sono, per la maggior parte, donne straniere, sole, senza una rete familiare di supporto.
Come viene vissuta la carcerazione?
Le donne, rispetto agli uomini, sono facilitate affettivamente, perché per natura tendono a creare una rete, relazioni, esprimono le loro emozioni più liberamente e spontaneamente. Durante la detenzione, contrariamente a quello che si può pensare, non si ha nulla, si condivide una stanza di 7 mq con un pannello che copre la visuale dell’esterno vivendo lì dentro la maggior parte del tempo.
Quale cambiamento vede avvenire in conseguenza a questa esperienza?
La carcerazione è un punto di rottura: si fermano spazio e tempo per entrare in una dimensione avulsa dal mondo.
Ma proprio qua, in questo contesto, si può creare uno spazio di ascolto, di cura. La prima ed immediata consapevolezza è il riconoscimento della pena, del motivo per cui si è lì; ma normalmente se ne ricerca un’ altra, più profonda. Oltre, c’è il significato che ciascuno dà alla propria colpa, quello che ci si figura come il vero peccato da scontare e da dover espiare.
Donne in carcere: tra cambiamento e riscatto
L’esperienza carceraria, dunque, si rivela un punto di svolta per queste donne, una cesura netta con il passato ma capace anche di offrire uno spazio di introspezione e cura. Al di là del riconoscimento della pena, emerge la ricerca di un significato più profondo alla propria colpa, un percorso esistenziale e personale che può aprire la strada a una nuova consapevolezza e a un futuro diverso.
Per questo l’offerta di uno spazio di ascolto e supporto in questo contesto diventa un apsetto chiave per favorire un reale cambiamento e riscatto per le donne che vivono l’esperienza del carcere.
Lara Graziano ✍🏻️
Scopri gli altri articoli della rubrica di Lara Graziano
