Raccontare una donna

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Il progetto fotografico di Melissa Marchetti ci porta “oltre l’immagine” delle donne di spettacolo

“Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri, di cellule e neuroni, di ferite e di entusiasmi, di amori e disamori. Una donna è inevitabilmente la storia del suo ventre, dei semi che vi si fecondarono, o che non furono fecondati, o che smisero di esserlo, e del momento, irripetibile, in cui si trasforma in una dea. Una donna è la storia di piccolezze, banalità, incombenze quotidiane, è la somma del non detto. Una donna è sempre la storia di molti uomini. Una donna è la storia del suo paese, della sua gente. Ed è la storia delle sue radici e della sua origine, di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinché lei potesse nascere: una donna è la storia del suo sangue”

Dal libro “Antigua, vita mia” di Marcela Serrano

L’estratto del libro di Marcella Serrano, riportato sulla pagina personale di Melissa Marchetti per introdurre la sezione dedicata alla ritrattistica, esprime molto bene lo spirito di “Raccontare una donna” il progetto fotografico dell’artista umbra che prosegue da diversi anni, un lavoro che si propone di portarci “oltre l’immagine” delle donne che lavorano nel mondo del cinema e dello spettacolo.

Tutti almeno una volta si saranno chiesti quale donna, quale persona ci sia dietro l’immagine costruita e “glamour” delle donne di spettacolo: le attrici, le cantanti, le influencer, le presentatrici televisive le attrici di teatro, le musiciste.

Una domanda alla quale cerca di rispondere l’interessante progetto fotografico di Melissa Marchetti.

“Oltre l’immagine” era il titolo pensato per il progetto assieme all’attrice recentemente scomparsa Maria Rosaria Omaggio, il cui ritratto è tra quelli scelti dall’artista per partecipare alla collettiva “Female. Arte contemporanea al femminile” alla quale hanno partecipato con opere di pittura, scultura e installazioni numerose artiste del territorio, esposta nel suggestivo spazio dell’Auditorium Bortolotti presso lo Spazio San Domenico di Narni dal 16 luglio al 28 luglio 2024 in occasione del Narnia Festival.

Gli altri ritratti selezionati per la mostra sono quelli delle attrici Anna Ammirati, Giorgia Wurth e Ana Caterina Morariu, e di Cristiana Pegoraro, pianista, compositrice e dal 2011 presidente di Narni Arts Academy e organizzatrice del Narnia Festival che si svolge ogni anno nella città dell’Umbria meridionale in luglio.

Con il progetto “Raccontare una donna” tramite l’obbiettivo di Melissa Marchetti si mostrano e si raccontano alcune protagoniste del cinema e del teatro italiano. Ognuna di loro tenta di raccogliere i frammenti della propria identità.  Ogni fotografia cerca di assemblare il racconto di una donna, della quale conosciamo a volte solo l’immagine che ci perviene filtrata dalla finzione cinematografica, teatrale o televisiva.  

La posa, gli scenari, gli abiti sono indizi, suggerimenti, sono le tracce per “Raccontare la Donna” ritratta.

Se “fotografare” significa scrivere con la luce, Melissa Marchetti attraverso la luce ha narrato con le immagini, invece che con le parole, l’essenza delle donne che hanno collaborato al suo progetto fotografico.

L’artista ha costruito le immagini in modo che davanti a ogni fotografia si apra una finestra sulle molteplici identità della persona rappresentata, e ci si possa immedesimare con lei da diversi punti di vista

Lo spettatore è invitato in questo modo a ricostruire la storia della donna ritratta.

Abbiamo incontrato l’artista a Narni in occasione dell’inaugurazione di “Female. Arte contemporanea al femminile” per conoscerla meglio e approfondire le ragioni che la hanno spinta a intraprendere questo affascinante progetto fotografico dedicato alle donne e al mondo dello spettacolo

Melissa Marchetti progetto fotografico

Foto Melissa Marchetti

“Raccontare una donna” e la volontà di mostrare il lato intimo di personaggi pubblici

Quando e come nasce il progetto “Raccontare una donna”? 

L’idea del progetto è nata nel 2008 ed è proseguita fino ad oggi, anche se negli ultimi tempi ci sto lavorando in maniera meno intensa.

All’inizio il mio intento era quello di raccontare il fenomeno delle “groupie” (le ragazze che accompagnavano le rockstar nelle loro tournées, assecondandone lo stile di vita e diventando parte del loro entourage, un fenomeno nato negli anni Sessanta e proseguito in maniera meno intensa anche nei decenni successivi, n.d.r.), ma ben presto mi sono accorta che conoscevo troppo poco quel mondo, e che si rappresenta meglio quello che si conosce.

Raccontare una donna nasce infatti dal mio lavoro nel cinema come fotografa di scena, e dalla volontà di mostrare un lato intimo e nascosto di personaggi pubblici.

In occasione di un film, le attrici di solito posano per fotografie molto “glamour” nelle quali non emerge la loro essenza più intima.

Con il mio progetto, ho cercato di raccontare “l’altra faccia della luna” e per questo ho scelto di usare il bianco e nero.

Dopo aver contattato le attrici, ci incontravamo per una sorta di intervista preliminare nella quale chiedevo quale fosse il lato intimo e nascosto che volessero io tirassi fuori con le mie fotografie. In seguito, sceglievamo insieme la location e la scena.

A seconda di quelle che le attrici e le donne di spettacolo volevano emergesse, non tutte sono disposte a raccontarsi davvero in maniera “intima”, sceglievo il tipo di fotografia più adatta.

I primi piani interi, ad esempio, li ho usati per chi non ha mai voluto raccontarsi più di tanto. Il mosso, per chi non ha fatto emergere un’identità ben definita.

Quando dall’incontro emergevano temi più chiari, ho fatto ritratti ambientati in contesti architettonici o che richiamassero comunque quello che emergeva dai nostri colloqui. Ad esempio, ho fotografato una segretaria di produzione, un nome non conosciuto al pubblico, con un uomo sullo sfondo, perché il rapporto con gli uomini era quello che mi è parso lei volesse far emergere dal ritratto.

All’inizio del progetto ero davvero entusiasta e sono riuscita a contattare e convincere molte attrici. Ero riuscita ad accordarmi anche con Sharon Stone, durante le riprese di un film, poi purtroppo è ripartita prima che riuscissimo ad incontrarci.

Negli ultimi anni ho dedicato un po’ meno tempo a questo progetto, anche perché continuo a lavorare per il cinema, ma mi occupo di un film ogni tanto, con meno intensità di prima.

Di solito mi dedico di nuovo a Raccontare una donna in occasione di eventi particolari: per il Narnia Festival 2024 e la mostra Female ho ritratto Cristiana Pegoraro, l’organizzatrice del Festival. L’ho rappresentata in maniera molto dinamica, perché è una donna sempre in movimento.

È un progetto nel quale ho creduto molto, dal 2008, in poi, oggetto di numerose mostre e pubblicazioni.

Anna Ammirati (Foto Melissa Marchetti)

Raccontare il lato nascosto delle donne in ambiti diversi

Perché hai scelto proprio di “raccontare le donne” e non gli uomini dello spettacolo?

Prima di tutto, perché come ti dicevo si rappresenta meglio ciò che si conosce, e anche perché l’uomo è più semplice, ha meno lati nascosti. Le donne hanno molto di più da raccontare. Ho pensato a fare un lavoro analogo anche con gli uomini, ma sarebbero stati ritratti “classici” alla Avedon per intenderci.

Tra gli altri progetti che abbiamo preso in considerazione, c’è stato quello di dedicarsi al ritratto di persone in condizioni di disagio sociale.

Nel 2013 a Palazzo Eroli hai esposto una selezione di ritratti di donne della tua città, “Raccontare una donna. A Narni” In che modo questa mostra era legata al progetto “Raccontare una donna”?

Per quella mostra, organizzata da Maria Cristina Angeli, ho scelto di raccontare e mostrare il contributo delle donne alla vita culturale e sociale della mia città.

Ho usato la stessa filosofia nel selezionare e scattare le immagini, quella di far emergere la storia e la specificità delle persone rappresentate nelle immagini, ma quel progetto si è concluso con la mostra di Palazzo Eroli.

La mostra ha rappresentato le donne narnesi nello spazio urbano nel quale vivono, portando con sé le loro esperienze e la loro storia personale.

Oltre al ritratto e alla fotografia di scena, di quali altri ambiti fotografici ti occupi?

Negli anni scorsi ho lavorato su commissione nel settore del wedding e dello still life, sia nell’ambito della fotografia di opere d’arte per i cataloghi delle mostre o i siti degli artisti, che in quello del food. Siccome ho lavorato alcuni anni sulle navi da crociera, amo molto anche la fotografia di viaggio, nella quale cerco di evitare le “immagini da cartolina” e di trasfigurare le immagini sempre tramite un bianco e nero onirico, o il filtro “seppia”. In occasione di un film girato al Museo Caos di Terni, ho fotografato anche alcuni pezzi archeologici della collezione: ma non è un settore che conosco a fondo, per cui al momento non ho un progetto specifico sull’archeologia.

Oltre al proseguimento di raccontare una donna, a quali nuovi progetti stai lavorando?

Attualmente sto lavorando a un progetto sulla natura, ispirato a “Genesis” di Salgado, con l’obbiettivo di sensibilizzare le persone sul rispetto dell’ambiente e dei cicli della natura. Per ora ho chiamato il progetto “Quel che resta della pioggia” perché vorrei uscire a scattare le immagini subito dopo che è piovuto.

Non ho ancora moltissimo materiale, penso che riprenderò a lavorarci a settembre, anche perché in questo periodo è difficile che piova. Ho partecipato anche alla mostra “Donne Straordinarie” dell’associazione Thyrus, con opere su Frida Kahlo, e spero si possa in futuro lavorare su nuovi temi.

Raccontare una donna è un progetto affascinante e sempre attivo, che ogni tanto riprenderò, in occasione di esposizione ed eventi. Ora in testa ho prima di tutto “Quel che resta della pioggia” e di concentrarmi sul tema della natura e dell’ambiente.

Inaugurazione della mostra Female a Narni

Ecco alcuni riferimenti per entrare in contatto con l’artista:

Sito personale Melissa Marchetti

E-mail: melissanarni@gmail.com

Lo studio fotografico di Melissa Marchetti si trova a Narni Scalo (Tr)

✍🏻 Andrea Macciò

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